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Il lato esposto a sud-est è quello che presenta gli affreschi più leggibili, distribuiti su tre diversi registri. A destra, una grande immagine di S. Cristoforo occupa due registri decorativi e si presenta con una variante particolare (non porta, infatti, il bimbo sulle spalle), in mano ha una palma da datteri e accoglie i viandanti e i pellegrini appena entrano in chiesa. Il suo autore ha lasciato l’unico autografo presente nell’insieme degli affreschi “ Guglielmo da Orta” (fine del XIII sec.)

Nel registro inferiore, probabilmente più antico, la scena rappresentata gira intorno alla finestra, che è l’unica apertura originaria, per ridiscendere sul lato opposto.

Vi è rappresentato S.Nicola da Bari e il Miracolo dei tre fanciulli. La mitra vescovile del santo, di foggia arcaica, documenta l’antichità del dipinto. A chiudere la parete, l’Adorazione dei Magi, che sono identificati con i rispettivi nomi. Tutti e tre questi affreschi sono dagli esperti attribuiti al medesimo periodo storico (XIII sec.) per l’identica decorazione del fondo e delle cornici.

Nel registro mediano, da destra, si trova il dipinto più “sbiadito”: l’Arcangelo san Michele con la bilancia sulla quale vengono pesate le anime. Data la sovrapposizione evidente di altri strati può essere considerato il più antico. Proseguendo verso sinistra, un Santo Vescovo, seduto su una cattedra gotica che riceve (o consegna?) dei rotoli di pergamena da un frate in cocolla nera e tonaca bianca: nulla ci permette di saperne di più sui personaggi che sono rappresentati, si può solamente affermare che il dipinto sia da collocare in una fascia temporale intorno agli inizi del 1400.  Per finire: Madonna in trono e Bambino con il Beatro Pietro da Lussemburgo: probabile rappresentazione di una madonna del latte, mentre il Beato è riconoscibile da alcuni elementi: il cappello cardinalizio e il blasone con leone rampante del casato. Pietro morì nel 1387, fu beatificato nel 1527 e non fu mai canonizzato: un caso, raro, di culto popolare che diventa iconografia religiosa in anticipo rispetto alla liturgia. Il pittore, più attento ai particolari decorativi che alla prospettiva o ai lineamenti, non può appartenere che al terzo ciclo, databile intorno al 1390.

Nel registro superiore, verso la volta, un’Ultima cena molto mutila ma comunque efficace: una mensa assai imbandita, con molti fiaschi, spagliati, anziché boccali o coppe; l’unica, molto grande, probabilmente indica la posizione centrale del Nazareno, di cui però manca tutta la figura. Particolarmente interessante la minuzia con cui sono disegnate le parti lignee del tavolo, privo totalmente di prospettiva. 

Alzando gli occhi all’incrocio del transetto, al di sopra dell’altare barocco, il Crocifisso ligneo di scuola aostana, di recente restaurato, dal notevole valore plastico ed espressivo, probabilmente databile al secolo XIV.

Pianta - Lato Sud